Niente di interessante, in effetti.

...e ti sarai accorto che in fondo sono mezza svanita anch'io!
domenica, 07 febbraio 2010

68. Sei E Ventinove

Ascoltiamo AcrossTheUniverse alle sei e ventinove del mattino, parlando di cose ovvie,  poco prima che parta il treno sul quale non sono salita.

Sei il Colore del Grano e la mia scultura jazz,  suggestionabile.
Dovresti solo trovare il coraggio di dir(me)lo, Che, fanculo a tutto, vuoi me. Nevroticamente, inspiegabilmente, spensieratamente, Me.

Allora ti aspetterei a gambe incrociate, con una DuDemon, sulla banchina di un porto come tanti. Potremmo imbarcarci in Simmetrie et Strategie (dell' apnea), sulle panchine di legno e su capricciosi sedili reclinabili.
Devo dirti che, a dispetto delle tue previsioni pessimiste sulla mia discutibile personalità,   mi innamorerò perdutamente.
Ma non di te.

Ce la siamo giocata proprio male, cazzo.  E PaoloBenvegnù ha sempre più ragione.
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giovedì, 04 febbraio 2010

67. Che

Che appoggio le dita fredde sulle tempie, sperando in una sorta di refrigerio mentale.
Che ho la nausea, e come dico sempre, non è che possiamo riversare ogni colpa sul ciclo mestruale.
Che mi infastidisce molto la non comprensione, o la travisazione degli intenti.
Che mi disgusta l' idea di aver perso tempo dietro cause perse.
Che risulta quasi dolorosa la  detonazione dei miei pensieri,  di quello che vagamente, seppur per un periodo di tempo limitato, ho provato.
Che scendo dalla macchina senza togliere le cuffie e salgo al buio le scale di questa casa di merda appena costruita in una zona di merda di un paese di merda, che per altro, aggiungerei, ha pure l' odore.
Di merda.
Che accendo la luce di una camera non mia, ma tengo gli occhi chiusi, mentre poi vorrei solo essere altrove.
Che per il terzo anno di seguito ho comprato lo stesso calendario che attaccherò su quella parete dove i mesi ultimamente durano  un sacco.
Che c'è questa nuova consapevolezza di essere in grado di parlare, e non inteso semplicemente come emissione di suoni.
Che  abbiamo fatto un patto, incrociando i rispettivi mignoli destri, più o meno come si faceva ai tempi della scuola materna.
Che in un film di WoodyAllen, PenelopeCruz spiega maestosamente la sua concezione di romanticità nell' Amore Incompleto, e che mentre  ne parliamo in radio, come LucioBattisti prima, e VascoBrondi (molto) poi, non son stata divertente e penso a Te.
Che me lo dici una volta sola, e devo vedere di farmelo bastare.
Che sei stato stupido a non capire il mio lato semplice. Che sorridi ogni volta che ripensi all' ilarità di una notte come  tante, nello specifico, quella in cui ho fotografato il tuo profilo.
Che il mio organo cardiaco balla il tip-tap quando i flashback prendono il sopravvento.
Che mi nuoti controcorrente nelle vene. Che  percorrerei anche adesso, a piedi, tutti i chilometri  tra me e te solo per dirti, ridendo, che sei un maledetto fascista di merda che ha schiavizzato irrimediabilmente i miei criteri di valutazione.
Che non voglio venire in posti splendidi, perchè diosanto, io non ti avrei mai portato a vedere  Firenze dall' alto.
Che se in cinque anni abbiamo avuto tutto e niente, e ancora se ne parla, siamo veramente stati bravi.
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sabato, 30 gennaio 2010

66. Lost In Venice

Ho scattato foto relativamente inutili, ho preso più freddo del previsto. Ho bevuto una cioccolata troppo dolce e troppo calda in un bicchiere termico TakeAway e ho sorseggiato PinotGrigio  versato per errore in un balloon da un cameriere inesperto, guardando la serenissima che si allungava davanti ai miei occhi. Ho (ri)letto Brondi al ritorno, sul treno per Vicenza,  mentre un tale che credeva di avermi vista in un certo locale di Padova, si chiedeva perchè il suo fascino non fosse così prorompente da indurmi a lasciargli il mio numero di telefono, o magari "perchè no?", il mio contatto fèisbuc.
Poi mi è venuto in mente Lui, che è stato come masticare ciliegie in vetro di Murano, mentre ancora mi ritrovo a compiere l' insensato gesto di sputare  per terra schegge che da tempo hanno lasciato spazio a  cicatrici, neanche troppo vistose.

E poi... Io.
Che mi adatto benissimo, che non mi lamento per l' ora perchè semplicimente la reputo NORMALE, e non proferisco parola alcuna per le temperature polari alle quali non sono abituata, e VecchiDifetti, e certi pittori, che per quanto interessanti, rimangono sempre uno scalino sotto rispetto ad altri, e i nomi che daremo ai nostri figli, e il magrebino che ignoravo volutamente alle 4.00 A.M., rassicurata dalla presenza dei tre Drughi, mimetizzata totalmente in altrui quotidinaità, concentrata in uno spritz che qua  non ha lo stesso sapore, e CHi BOUUUUM, o SugaDeSpondin.

Persiste intanto il tentativo di esser (come) me.
Che faccio bolle di sapone, e aspiro ilarità da cartine arrotolate, e non sono per un cazzo quella dell' anno scorso.
Sento incombere la nausea, in effetti.
Good save the Queen, i denti storti immortalati in primo piano, nonchè lo strabismo di venere.
mercoledì, 20 gennaio 2010

65. Che Sono Contenta, Ma Anche No.

Alla veneranda età di anni ventiquattro, spalmarsi la colla vinilica sulle mani, per poi staccare via la pellicola che si viene a creare, non ha la stessa altisonante magia che si riscontrava in età infantile.

Va beh.
Oggi parto. Tre giorni fuori casa, che sono contenta, ma anche no.
Escursioni fotografiche solitarie in arrivo, sperando che le serate in programma  non siano devastanti a tal punto da rendere vani i miei buoni propositi in città che non mi piacciono neanche troppo.
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martedì, 12 gennaio 2010

64. Un Po' Di Sana PubblicitĂ 


...e si, la foto è stata scattata dalla vostra affezionatissima.
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martedì, 12 gennaio 2010

63. We Are Golden

Ho una stanza dai mille colori, mille colori dei fiori, che ricorda vagamente quella di Mika nel video di "We Are Golden" . La mia è più piccola, ma ugualmente caotica. Fuxia&gialla, piuttosto che verde.  L' armadio riporta citazioni scritte con un pennarello indelebile. Il pavimento è la giusta postazione dei miei  vestiti. Le foto.. beh, le foto sono ovunque.
Nella stanza in questione, in effetti, non ci dormo più da un po'.
Il calendario sul quale sono riportati tutti i compleanni delle persone a me più care è rimasto indietro di mesi, a questo punto, di anni.
A marzo c'è e ci sarà sempre una casella totalmente nera, sulla quale puntualmente viene riportata una qualche frase in grado di spezzarmi il cuore in migliaia di piccolissimi pezzi, questo per non dimenticare, mi dico. Come se fosse possibile, poi.
Maledetta induzione all' autolesionismo.

Questo primo edit dell' anno è per dire che va tutto bene, davvero.
Potrebbe andare indubbiamente meglio, ma non possiamo star qua a piangere miseria, come fanno in molti, come fanno (quasi) tutti.
Avrei potuto prendere meno freddo e meno acqua per l' ultimo giorno del duemilanove. La mia borsa di quasi cinque chili, contenente tra le varie cose, reflex & obiettivi, avrebbe potuto fare un piccolo sforzo e non abbandonarmi definitivamente a pochi istanti dalla mezzanotte, costringendomi a trascinarmela dietro sotto il braccio a mo' di pochette. Avrei potuto indossare un paio di scarpe diverse e fare più attenzione a dove mettevo i piedi, invece di tuffarmi con le mie converse in una pozza d' acqua che mi arrivava praticamente alle caviglie, alle 7.00 P.M., ancora in zona pisana.

Ad ogni modo sono stati i primi festeggiamenti da sobria.
Ho scritto "sobria", non "lucida".

Il fatto che io sia stata là a vivermelo, e qua a raccontarlo, mi rende comunque soddisfatta, e per quanto i cambiamenti nell' aria siano inconsistenti, io sono irrimediabilmente positiva.
E se ho citato Mika, quassù, è perchè quella canzone mi piace, ed è perchè è così che mi sento in questo momento, con la voglia di saltare, in una camera che c'è a metà, e in un' altra che non c'è ancora.

E poi...
Ah si.
Sono ripartite le trasmissioni radiofoniche, quest' oggi, con qualche cambiamento, tanta euforia, e -soprattutto- una nuova rubrica.
Se qualcuno fosse particolarmente interessato, può aggiugnerci sulla pagina Facebook fresca di giornata,  o ascoltare la diretta del lunedì sera, alle ore 19.00, su www.radioradicchio.it
Materiali Pensanti, wants you.

{We are not what you think we are
We are golden, we are golden}

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giovedì, 31 dicembre 2009

62. Where Is My Mind?

Duemilanove.
Di incomprensioni e di panchine gelide, rimaste tali. Di scantinati e foto sulla spiaggia, ottimi caffè,  faro della macchina non funzionante per settimane, e le sue mani ancora, ancora, ancora, dopo il fluire del tempo, le urla, le lacrime, le sua mani, ancora. I vent' anni della younger sister, le fughe da Milano, lo stesso dolore sordo e martellante sei anni dopo, per tutte quelle cose che Lui non potrà mai vedere.
La presa visione di non essere proprio adatti, ma senza trovare il coraggio di dirlo,  annegamenti in fiumi alcolici tra quattro mura, odore di Clown, inviti gentilmente declinati, esposizioni, riscontri positivi (e non), parchi e giardini, cene al femminile, l' assenza di aria in zona pisana. I programmi per Barcellona, Costa Azzurra, Parigi, Londra, Monaco, Budapest. La partenza per Praga. Il matrimonio, tanto amore & tanto alcol, la prima diretta radio, l' arrivo dei ventiquattro anni, nuove camere fiorentine nelle quali stazionare, confrontare sogni, ambizioni e paranoie. La fine di certi rapporti, l' inizio di altri, una realtà simile a quella che "C' era una volta, a Clowntown", i paesi abbandonati e genitori di Reflex che fanno amicizia, rubando pezzi di mondo, qua e là.

Ed ecco, siamo in conclusione.
Posso dire che è andata, in qualche modo.
Banalmente ringrazio chi c'è stato ma soprattutto c'è ancora, le più consolidate presenze e le new entry. Quelli che sono (e saranno) fottutamente vicini, a prescindere dagli impegni, dalle esigenze, e dai chilometri.

E io.
Boh, io ho nuove visioni. Tanti buoni propositi.
Sono riuscita a sciogliere i capelli e tirare fuori la voce per dire frasi banali, scontate, o semplicemente abusate, come  "ti voglio bene", ad esempio.
Non so se tutto andrà per il verso giusto, in effetti.  Ho paura che ad un certo punto il mio mondo inizierà a crollare, di nuovo.
La differenza sostanziale sta nel fatto che Io porgerò la mano, fidandomi. 



 
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lunedì, 28 dicembre 2009

61. Era Solo Per Dirti Buongiorno

Disconnessione più totale, nello stato confusionale nel quale mi ritrovo spesso incastrata, soprattutto a quest' ora.

La verità è che quando mi parlava di Berlino io avrei voluto chiedergli di venire ad Edimburgo con me. "Andiamo insieme sulla RoyalMile e il LeithWalk, fotografiamo il porto e il Castello prima dal basso, poi dall' alto, immaginiamoci mansarde in Polwarth parlando di tutto quello ci viene in mente, mentre ridiamo, ridiamo, ridiamo. Come sempre, quando siamo insieme".

Ecco, lui mi piace.
Mi piace perchè è gentile, educato, ironico, sincero e onesto. Mi piace perchè sa essere divertente. Mi piace perchè è attento. Mi piace perchè mi fa venire voglia di raccontargli tutto di me, di fargli vedere quei posti dei quali gli parlo continuamente. Mi piace perchè ha gli occhi grandi e un bel sorriso. Mi piace perchè non distoglie mai lo sguardo.
Mi piace, punto.

Mi servivano i RollingStones nelle cuffie per riuscire a metterlo nero su bianco.


"spero di non disturbare...era solo per dirti buongiorno!"
venerdì, 25 dicembre 2009

60. Gli Unici Auguri Che Mi Sento Di Condividere

Credo che l' incalzare della mia instabilità emotiva sia dovuto esclusivamente all' incombere del ciclo mestruale, il che spiegherebbe le mie lacrime spassionate davanti a certi video editati su youtube.
Il mio odio per il mese di dicembre e per tutto quel che ne consegue è storia nota, la novità sta forse nel fatto che il mio caro BigPotato, anche conosciuto come "L'AmicoDalPeneProrompente", nonchè regista della mia trasmissione radiofonica, sia un grande stronzo che mi chiama a tradimento per registrare, auguri natalizi da postare nel jingle di quest' anno.
Sono molto felice dell' aria birichina che si respira negli studi della radio, che per altro, credevo in letargo come me, almeno in questi giorni...

Il gelo ci ha martoriato l' esistenza, e ok che volevo disperatamente l' inverno, ma dodici gradi sotto lo zero mi sono sembrati -come dire- eccessivi, considerando il mio armadio fornito solo di gonne, converse, e stivali che mi abbandonando lungo il percorso (assistere al declino di due paia in un mese è stato indubbiamente un colpo troppo grosso, al quale ho dovuto prontamente provvedere con un nuovo leopardato acquisto).
Ad ogni modo  devo ammettere che si, l' inaspettata nevicata è stata un grande evento anche per la sottoscritta, e insieme a tanto freddo e disagio mi ha portato anche una bella serata,  guidando a turno sulle strade giacciate verso pub improbabilmente aperti, fotografando il bianco.  

L' esposizione della mostra fotografica è ufficialmente finita, portandosi dietro scleri e malumori.
Ho qualche ingaggio per il nuovo anno, e progetti disparati da portare a termine.

E insomma, c'è che oggi è il compleanno di Gesù, aspetto del tutto irrilevante, almeno per quanto mi riguarda.
Per gentil divina concessione, nonostante la genitrice mi abbia abilmente incastrata nei preparativi di quello che tra qualche ora sarà il fugace pranzo natalizio di una famiglia allargata come tante, sono esattamente con chi ho voglia di stare, per quanto dall' altra parte si stia  rasentando il letargo già da un pezzo...

Facendo un passo indietro alla vigilia, che poi non è altro che ieri (per me ancora 'oggi'), direi che mi sono stupidamente trovata a far parte dei pazzi sclerotici alla ricerca degli ultimi regali, con la differenza che nel mio caso specifico, il regalo oltre ad essere l' ultimo era anche il primo, nonchè l' unico.
Io mi mobilito solo se c'è un motivo, e il mio motivo era un ometto dai capelli chiari e gli occhi grandi.
Gli piace leggere e condividere con me le sue letture.
Ha otto anni, ed è il maschio più intelligente con il quale io abbia mai avuto a che fare.

Gli unici auguri che mi sento di condividere sono quelli di
RadioRadicchio.
Mia voce da transessuale  presa alla sprovvista compresa!


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mercoledì, 16 dicembre 2009

59. Vuole Vedere, Dice, I Capelli

C'è  chi torna, con una puntualità terrificante.
Torna, ma con un computer di mezzo, e i movimenti rallentati di una web cam, che anarchicamente, funziona quando lo ritiene più opportuno, solitamente, quando lui staziona nei paraggi.
vuole vedere, dice, i capelli. E mi imbarazzo.
Lui lo sa, ma fondamentalmente se ne frega.
Sono più lunghi dell' ultima volta, e tagliati meglio (il che è tutto un dire). Forse perchè ho abbandonato le forbici tornando a rivolgendomi a mani più esperte, sottolinea.
E tutti questi piercing in più, che non condivide fino in fondo. Ma unisce i punti, e trova me.
Non è passato molto tempo dall' ultima volta nei pressi del mare. O forse dipende dai punti di vista. Eravamo comunque già grandi, e già diversi, pronti a ridere di quello che avremmo potuto essere, e delle vicissitudini nelle quali ci eravamo imbattuti.

Mi chiede di camminare ancora sul suo cruscotto.
Metterà il cd di Paolo Benvegnù cheerameglionegliScisma, forse ascoltato l' ultima  volta proprio con me,  mentre io gli faccio presente che  pur essendo musicista non ne capisce un cazzo di bella musica, aggrappandomi con forza ai nostri pretesti di discussione, inventandomene sempre di nuovi, mentre poi butta là che gli mancano tante cose che poi sono niente, e che non sa spiegare, ma che sono comunque mie.
Come quando mi sono fatta male, e avevo le stampelle, e quando lui mi chiamava c' era sempre la SecondaRivoluzioneSessuale in sottofondo.

Conclusione:

Io.
Che gli spiego in stampatello quanto è (stato) importante per me.
Lui.
Che  paradossalmente, può essere solo e soltanto una delle tante assenze della mia vita, un nome che non è depennato, ma che è sicuramente collocato tra parentesi che non ho assolutamente intenziona di riaprire.

Che palle, dicembre.


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Chi sono

Utente: BettyBryce
Nome: Betty Bryce
Betty. Ventiquattro anni. Nomade e cosmopolita. Capelli in disordine. Unghie smaltate. Faccia spesso coperta da una Reflex di nome Rachele. Finge di lavorare. Finge di studiare. Legge meno di quanto dovrebbe. Blatera in radio, per non farsi mancare niente. Scrive sporadicamente i cazzi suoi su questo blog, anche per coloro che credono di essere giunti fin qua per una sua sciocca distrazione. Cerca la sua strada, ma si perde dentro gli autogrill.


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