
Duemilanove.
Di incomprensioni e di panchine gelide, rimaste tali. Di scantinati e foto sulla spiaggia, ottimi caffè, faro della macchina non funzionante per settimane, e le sue mani ancora, ancora, ancora, dopo il fluire del tempo, le urla, le lacrime, le sua mani, ancora. I vent' anni della younger sister, le fughe da Milano, lo stesso dolore sordo e martellante sei anni dopo, per tutte quelle cose che Lui non potrà mai vedere.
La presa visione di non essere proprio adatti, ma senza trovare il coraggio di dirlo, annegamenti in fiumi alcolici tra quattro mura, odore di Clown, inviti gentilmente declinati, esposizioni, riscontri positivi (e non), parchi e giardini, cene al femminile, l' assenza di aria in zona pisana. I programmi per Barcellona, Costa Azzurra, Parigi, Londra, Monaco, Budapest. La partenza per Praga. Il matrimonio, tanto amore & tanto alcol, la prima diretta radio, l' arrivo dei ventiquattro anni, nuove camere fiorentine nelle quali stazionare, confrontare sogni, ambizioni e paranoie. La fine di certi rapporti, l' inizio di altri, una realtà simile a quella che "C' era una volta, a Clowntown", i paesi abbandonati e genitori di Reflex che fanno amicizia, rubando pezzi di mondo, qua e là.
Ed ecco, siamo in conclusione.
Posso dire che è andata, in qualche modo.
Banalmente ringrazio chi c'è stato ma soprattutto c'è ancora, le più consolidate presenze e le new entry. Quelli che sono (e saranno) fottutamente vicini, a prescindere dagli impegni, dalle esigenze, e dai chilometri.
E io.
Boh, io ho nuove visioni. Tanti buoni propositi.
Sono riuscita a sciogliere i capelli e tirare fuori la voce per dire frasi banali, scontate, o semplicemente abusate, come "ti voglio bene", ad esempio.
Non so se tutto andrà per il verso giusto, in effetti. Ho paura che ad un certo punto il mio mondo inizierà a crollare, di nuovo.
La differenza sostanziale sta nel fatto che Io porgerò la mano, fidandomi.
C'è chi torna, con una puntualità terrificante.
Torna, ma con un computer di mezzo, e i movimenti rallentati di una web cam, che anarchicamente, funziona quando lo ritiene più opportuno, solitamente, quando lui staziona nei paraggi.
vuole vedere, dice, i capelli. E mi imbarazzo.
Lui lo sa, ma fondamentalmente se ne frega.
Sono più lunghi dell' ultima volta, e tagliati meglio (il che è tutto un dire). Forse perchè ho abbandonato le forbici tornando a rivolgendomi a mani più esperte, sottolinea.
E tutti questi piercing in più, che non condivide fino in fondo. Ma unisce i punti, e trova me.
Non è passato molto tempo dall' ultima volta nei pressi del mare. O forse dipende dai punti di vista. Eravamo comunque già grandi, e già diversi, pronti a ridere di quello che avremmo potuto essere, e delle vicissitudini nelle quali ci eravamo imbattuti.
Mi chiede di camminare ancora sul suo cruscotto.
Metterà il cd di Paolo Benvegnù cheerameglionegliScisma, forse ascoltato l' ultima volta proprio con me, mentre io gli faccio presente che pur essendo musicista non ne capisce un cazzo di bella musica, aggrappandomi con forza ai nostri pretesti di discussione, inventandomene sempre di nuovi, mentre poi butta là che gli mancano tante cose che poi sono niente, e che non sa spiegare, ma che sono comunque mie.
Come quando mi sono fatta male, e avevo le stampelle, e quando lui mi chiamava c' era sempre la SecondaRivoluzioneSessuale in sottofondo.
Conclusione:
Io.
Che gli spiego in stampatello quanto è (stato) importante per me.
Lui.
Che paradossalmente, può essere solo e soltanto una delle tante assenze della mia vita, un nome che non è depennato, ma che è sicuramente collocato tra parentesi che non ho assolutamente intenziona di riaprire.
Che palle, dicembre.